Dopo una mezz’ora dall’orario di ritrovo ci siamo diretti verso il Palazzo Cappello, e siamo stati accolti fuori da questo da due assessori comunali.
Cominciarono presentandoci il suo esterno e raccontandoci la storia della famiglia che ne volle la costruzione, per poi passare alla sua vera e propria storia: fu costruito verso la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500, su volere della famiglia Cappello, famiglia di nobili veneziani che già dagli inizi del ‘400 aveva cominciato ad acquisire terreni nella zona di Meolo.
Il Palazzo Cappello ebbe il ruolo di casa “madre” di tutta la famiglia Cappello: era il luogo di ritrovo anche per coloro (prevalentemente patrizi veneziani) che alloggiavano nelle ville edificate nelle campagne circostanti a esso, anche se accoglieva spesso anche i vescovi di Treviso in visita pastorale o i superiori degli Agostiniani.
L’importanza del Palazzo Cappello stava soprattutto nella semplicità delle comunicazioni tra esso e Venezia, grazie al corso del fiume Meolo, connesso alla laguna.
Infatti, i nobili veneziani vedevano nella campagna un ottimo luogo per custodire i propri capitali.
Ad ogni modo, dopo l’introduzione sulla sua storia, potemmo passare a ciò che più rende il palazzo Cappello unico: i suoi affreschi.
Partendo dalla facciata frontale potemmo notare, in corrispondenza del piano terra (anticamente adibito ai servizi), due finestre rettangolari, che vedono interposto tra loro il portone d’ingresso, come protetto da due leoni, aggiunti recentemente.
Sopra il portone, in corrispondenza del primo piano del comune (anticamente usato in funzione di alloggio), v’è un piccolo terrazzo, antistante a una trifora arcuata, che è interposta tra due monofore.
Questo piccolo terrazzo presenta due statuette di due leoni con il simbolo della famiglia Cappello sotto la zampa.
L’ultimo piano, usato come granaio, presenta invece solo 3 piccole finestre quadrate.
Con il proseguire della visita, ci spostammo all’interno del comune, nel piano anticamente adibito ai servizi: qui cominciarono ad essere ben visibili i primi affreschi, molto evidenti quelli vicino al soffitto fatto di travi in legno.
Questi consistono nella ripetizione di una composizione di figure con un corpo d’uomo e pinne da pesce, in un’ambigua vegetazione che le circonda.
Ad ogni modo, in questa stanza spendemmo molto tempo ad apprendere “come funzionava” il comune, cosa si svolgeva nei vari uffici e come funzionavano i differenti consigli comunali.
La parte più interessante però, si trovava al secondo piano, quello usato come abitazione.
Entrando nella prima porta a sinistra del piano terra, si notano poco più avanti le scale, sulle quali si nota una madonna con bambino.
Al primo piano, nel salone passante, notiamo tutti gli stemmi della famiglia Cappello e di quelle a lei imparentate.
Tale sfilata di stemmi patrizi termina con due leoni di San Marco, che tengono sotto la propria zampa i propri libri.
Poco più sopra notiamo un motivo di cavallucci marini e putti, da cui gli stemmi sembrano pendere.
Si nota infine la trifora arcuata, seguita a destra e a sinistra da due stanzette, oggi prive del piccolo caminetto che contenevano.
Pur essendo entrambe ricche di dipinti di carattere religioso con iscrizioni in latino, quella a sinistra, oggi sala della giunta municipale, è il gioiello del Palazzo Cappello, poiché contenente l’affresco della “ruota della fortuna”, iconografia tardomedievale, di probabile origine anglosassone, e molto rara, nonché uno degli affreschi più grandi di questo genere nell’INTERA EUROPA!!
Infatti, si può notare al suo centro la frase “Hodie michi cras tibi”, iscrizione latina che deve la sua particolarità alla grafia e alla pronuncia con la quale è stata scritta, uguale a quella degli umanisti dell’epoca.
Avrebbe dovuto esser stata scritta così: “Hodie mihi cras tibi”, dal significato di “oggi a me e domani a te”.
Questa frase è usata oggi per indicare a qualcuno di non ridere delle disgrazie altrui, poiché potrebbero prima o poi capitare anche a lui.
La visita si concluse dopo la visita del piano nobile, dato che il terzo piano non conteneva nulla di speciale.
Perciò, dopo i saluti tornammo in sede.
Kodiak Roboant